domenica, Febbraio 25

Il Salento visto dall’obiettivo di Marco Zeno Rizzo

Il Salento silenzioso e misterioso (che ignoravi) posa davanti l’obiettivo del fotografo Marco Zeno Rizzo

C’è un Salento che molti turisti ignorano: quello silenzioso, lento. Quel luogo invisibile agli occhi, almeno di chi è stato privato di immaginazione. Angoli imperfetti dove batte il mare, campagne assolate soppresse da una fitta nebbia invernale; poi ci sono i gesti: quelli protettivi, che se sei al mare e piove, ti proteggo con un ombrello. Il Salento del fotografo Marco Zeno Rizzo è quello che non ti aspetti di vedere sulle riviste; una penisola che andrebbe osservata con gli occhi di un pellegrino che ha fame di nuove scoperte.

Marco Zeno Rizzo. Il Salento
Il fotografo Marco Zeno Rizzo fotografato con uno sfondo di alberi di ulivo colpiti da Xylella.

Il salento. La campagna salentina sotto i "fumi" della nebbia
La campagna salentina sotto i “fumi” della nebbia

Da autodidatta a fotografo professionista: quando hai avuto la certezza che questo sarebbe stato il tuo lavoro?

In realtà credo di non aver mai raggiunto la certezza del lavoro: il mio è un percorso da autodidatta, appunto, e come tale quando sono arrivate le prime telefonate per alcuni lavori sono rimasto letteralmente stupito ed entusiasta, certo. Se devo identificare un momento in cui ho preso consapevolezza che non stavo più scattando solo per me stesso, allora senza dubbio il mio primo incarico: fu un vero disastro, troppa emozione.

Ricordi ancora con quale macchinetta fotografica hai scattato la tua prima fotografia?

E chi se lo scorda: Olympus M1 di mio padre, un ritratto a mia sorella sul balcone di casa. Conservo gelosamente quella foto anche perché ho ritrovato il negativo per puro caso.

Cosa significa, per un bambino con un sogno come il tuo, “giocare a fare il fotografo”?

Da bambino, sai che fantasia, sognavo soprattutto di diventare un calciatore.  Fare il fotografo era solo un gioco, un’emulazione del vedere gli adulti intorno a me con delle macchine fotografiche. Mi piaceva un sacco osservarli mentre raccoglievano immagini, mi affascinava e mi affascina ancora oggi la curiosità verso quello che abbiamo attorno, anche verso le cose più semplici. Ed io da curioso cronico imitavo gli adulti.

Il Salento
Ti proteggo!

Cosa vuoi trasmettere attraverso i tuoi scatti?

Dipende dal periodo: c’è stato un periodo, quello iniziale, in cui ero interessato a rappresentare la realtà senza troppi fronzoli ma solo con qualche espediente compositivo. Nel tempo ho sviluppato una forte attrazione verso il silenzio, la quiete, tempi vitali lenti. Mi piace trasmettere, o pensare di trasmettere, proprio questo: calma e silenzio. La maggior parte di noi vive in modo veloce, spesso frenetico, divorati da impegni e bombardati da immagini in tutte le salse, h24. Io faccio le foto per fuggire dalla routine in cui spesso cado, mi rifugio in luoghi particolarmente tranquilli dove posso osservare, più che fotografare, i luoghi ed il loro scorrere lento.

Lecce. Lo specchio dell’acqua che riflette gli edifici in piazza Sant’Oronzo.

C’è un fotografo che ti appassiona in particolar modo?

Più di qualcuno in realtà. Se devo fare un nome su tutti ho “divorato”  qualunque opera di Mimmo Jodice. Adoro Ralph Gibson, Luigi Ghirri, Michael Kenna. Stilisticamente diversi, tutti più che affermati e tutti sognatori.

Se tu potessi raccontarci la tua passione fotografica attraverso un passo letterario, quale parole utilizzeresti?

Sicuramente un breve passo tratto dalla Coscienza di Zeno, di Svevo: “Il tempo, per me, non è quella cosa impensabile che non s’arresta mai. Da me, solo da me, ritorna”.

Geometrie spigolose e mare immenso

La Puglia, soprattutto il Salento, sono al centro del tuo impegno creativo: cosa ti piace fotografare di questa terra?

Mi piace la dignità dei luoghi, la semplicità che si annida nella maggior parte delle persone. Mi piace immaginare la vita vissuta, immaginare il sapore di un’anguria consumata vicino alla cabina in spiaggia o il passaggio di un signore gentile che ti saluta anche se non ti conosce nei vicoli di un qualsiasi centro storico. La signora sulla porta di casa o alla finestra che offre servizi di spionaggio, i bambini che continuano a giocare in strada agli stessi giochi che facevamo noi, 30 anni fa.  I muri e le case senza tempo, le nostre campagne che conservano, nonostante batteri ed inciviltà, le radici della mia gente. Mi piace fotografare tutto questo, è un po’ un cassetto dei ricordi.

Chiesa di campagna edificata per gli agricoltori
L’abbandono.

Pubblicazioni e collaborazioni come docente: la fotografia è veramente al centro del tuo mondo …

Già. Non riesco ad immaginare un singolo giorno della mia vita senza pensare alla Fotografia. Come docente cerco di trasmettere passione, non mi baso solo sulle nozioni che possono trovarsi ovunque, al giorno d’oggi. Voglio parlare di autori, idee e progetti. Mi piacerebbe, inoltre,  che la fotografia entri in pianta stabile nelle scuole come un vero e proprio modulo di studio: ha una funzione sociale ormai assodata ed è importante saper filtrare le immagini. Molto più che saperle fare, secondo me.

E poi c’è l’attività come Freelance nel mondo dei matrimoni, degli eventi, delle associazioni culturali che richiede sicuramente il massimo impegno e responsabilità ma che affronto sempre con un solo ed unico presupposto: è la mia passione.

Il Salento
Eleganza Salentina

Cosa sogni di fotografare, un giorno?

Il Lecce campione d’Italia. Scherzi a parte, il sogno è quello di partire per fotografare territori ai confini del Mondo, cercare di capire la nostra natura più autentica là dove il tempo si è fermato.

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