domenica, Febbraio 25

Brixia Romana

Alla scoperta della Brixia romana: Brescia e le sue meraviglie

Brescia patria del ‘tondino’. L’anima bresciana è scritta nel ferro: abbiamo iniziato a fonderlo, lavorarlo e plasmarlo durante l’epoca romana e, dopo duemila anni, ne abbiamo fatto l’emblema della rinascita economica post bellica e della ricchezza. In sostanza solo una ricca città, famosa per le sue industrie? Siamo certi che non ci sia altro? In effetti qualcosa c’è: nel cuore del centro storico pulsa la più vasta area archeologica del Nord Italia. Si tratta della Brescia romana, anzi di Brixia.          

La città nasce ufficialmente alla fine del IV secolo avanti Cristo, quando la tribù dei Galli Cenomani si insediò sul colle Cidneo (dove oggi sorge il Castello), facendo della futura Brescia la loro capitale. Più che una città all’epoca appariva come un insieme di villaggi rurali raccolti intorno al colle, e siccome il termine celtico per colle è ‘brik’ i romani sceglieranno di chiamarla Brixia.       

Vi faccio una brevissima cronistoria: nel 196 avanti Cristo, dopo varie scaramucce, la ‘capitale’ gallica inizia un prolifico rapporto con Roma ed un processo di romanizzazione sul piano culturale: col tempo i Cenomani adottarono usi e costumi romani, e alla fine, anche la lingua. Nel 49 a.C. ottiene la cittadinanza romana e nel 27 a.C. diviene ufficialmente una colonia romana con il nome di ‘Colonia civica Augusta Brixia’.

Romani sulla carta ma brixiani nell’intimo, legati nel privato alle radici originarie galliche, che riemergono in ogni manifestazione culturale, artistica o religiosa. La città acquista l’assetto urbanistico definitivo sotto gli Imperatori Augusto e Tiberio. Poderose mura, due acquedotti, un impianto viario ortogonale attorno ai due maggiori assi (cardo e decumano massimo), imponenti edifici pubblici ed un porto fluviale.

Mappa Brescia romana
Mappa Brixia romana

Nel 72 dopo Cristo, mentre a Roma l’imperatore Vespasiano trasforma il Lago di Nerone nel Colosseo, i bresciani edificano il Tempio Capitolino, dedicandolo alla Triade sacra Giove, Giunone e Minerva. Per Brixia l’epoca del massimo splendore inizia alla fine del I secolo d.C. e dura fino all’arrivo dei Goti e degli Unni, che la mettono a ferro e fuoco nel 402 e nel 452 d.C.

Tempio Capitolino - ricostruzione
Tempio Capitolino – ricostruzione

Ogni città ha un simbolo, quello di Brescia è la Vittoria Alata. E’ difficile rendere a parole le emozioni che si provano quando si varca la soglia del Tempio Capitolino e ci si trova di fronte questa meraviglia in bronzo. E’ la sensazione di turbamento che si prova davanti alla bellezza assoluta, quella che non ammette critiche ma solo pura ammirazione. Realizzata a metà del primo secolo dopo Cristo (forse nel 69 d.C. su commissione dell’Imperatore Vespasiano), è alta due metri, e dopo la sua scoperta fu così ammirata da essere riprodotta in ventiquattro copie sparse fra Roma, Parigi, Berlino, San Pietroburgo, Cambridge, Boston e New York.   

Magistralmente restaurata dall’Opificio delle Pietre Dure di Firenze nel 2018, dopo due anni è tornata nel luogo in cui fu rinvenuta il 20 luglio 1826, il Tempio Capitolino. Il nuovo allestimento pensato da Juan Navarro Baldeweg è l’esempio di come il contenuto (la statua) ed il contenitore (il tempio) possano fondersi in un dialogo prossimo alla perfezione.

La vittoria Alata della Brixia Romana
Vittoria Alata
Vittoria Alata
La Vittoria Alata vista dal basso verso l’alto

Il contenitore, cioè il Tempio Capitolino, dopo quasi duemila anni mantiene ancora un’aurea di maestosità, forse per la sua collocazione ai piedi del Castello, forse per il contrasto fra i fregi in marmo di Botticino ed il laterizio con cui fu restaurato in epoca fascista, non saprei dire. Tutte le volte che giro l’angolo di Piazza del Foro e lo vedo apparire fra i palazzi nobiliari e le vecchie case medievali sento un leggero sussulto al cuore ed un moto d’orgoglio.

Tempio Capitolino della Brixia Romana
Tempio Capitolino della Brixia Romana
L'area archeologica di Brescia
L’area archeologica di Brescia

Per altro, se al di sopra ci sono marmi ed effigi, al di sotto (intendo letteralmente sotto al tempio) ci sono gli affreschi ed i mosaici del precedente santuario repubblicano (I secolo avanti Cristo). Se a questo sommate l’adiacente cavea del Teatro ed i resti del Foro, con il colonnato e la basilica, il quadro è completo.

Santuario Repubblicano

Santuario Repubblicano
Gli affreschi del santuario Repubblicano
Il Teatro Romano di notte
Il Teatro Romano visto di notte
Piazza del Foro - resti del portico colonnato
Piazza del Foro – resti del portico colonnato
Piazzetta Giovanni Labus - resti Basilica romani
Piazzetta Giovanni Labus – resti Basilica romani

Le cantine dei palazzi nascondono spesso delle curiosità, ma quelle di Palazzo Martinengo Cesaresco nascondono reperti che spaziano dall’Età del Ferro al basso Medioevo. La dimora seicentesca occupa buona parte del lato occidentale di Piazza del Foro: nomen omen, in quanto la piazza si trova esattamente dove in passato c’era il foro romano. Anzi, ne rappresenta l’evoluzione.    

In cinque ambienti sotterranei si stratificano capanne del primo millennio a.C., una domus dell’epoca augustea, le terme dell’epoca flavia, frammenti di colonne del foro ed una torre del X° secolo.

Palazzo Martinengo Ingresso reperti romani
Palazzo Martinengo Ingresso reperti romani
Piazza del Foro e Palazzo Martinengo Cesaresco
Piazza del Foro e Palazzo Martinengo Cesaresco
Palazzo Martinengo Cesaresco Sala 1
Palazzo Martinengo Cesaresco Sala

A due passi dall’area del tempio il Museo di Santa Giulia si affaccia sull’antico decumano massimo romano, l’odierna via Musei. Lo definirei quasi un unicum dove la storia romana si mescola a quella longobarda e rinascimentale. Dopo la caduta dell’impero romano Brescia divenne la sede di un ducato longobardo, arrivando a ricoprire un ruolo di primaria importanza grazie a due sovrani bresciani: Rotari e Desiderio. Nel 753 fu proprio Desiderio a fondare il monastero di San Salvatore. Rifatto

ed ampliato in stile romanico nel millecento, venne poi inglobato nel monastero di Santa Giulia durante il Rinascimento. In una area di 14 mila metri quadrati sono esposte 12 mila opere che offrono uno spaccato sulla vita della città e del territorio bresciano dal III millennio a.C. al tardo Rinascimento.

Brescia - parco archeologico e Santa Giulia
Brescia – parco archeologico e Santa Giulia

All’estremità orientale del museo troviamo le Domus dell’Ortaglia ed il Viridarium. Mille metri quadrati, due domus del I secolo d.C. (di Dioniso e delle Fontane), un percorso che si snoda in una suggestiva penombra mentre sotto di voi risplendono mosaici attorno ad atrii lastricati in pietra e marmo. Eccezionale e ben visibile il sistema di riscaldamento a pavimento e parete delle stanze. Fuori il Viridarium, il giardino delle abitazioni della Brescia romana. Partendo dagli studi archeologici è stato possibile ricreare gli spazi verdi adiacenti alle domus così come potevano apparire intorno al II secolo dopo Cristo.   

Domus dell'Ortaglia dettaglio - Brixia romana
Dettaglio Domus dell’Ortaglia
Domus dell'Ortaglia - Mosaico
Domus dell’Ortaglia – Mosaico
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Domus dell’Ortaglia
Domus dell'Ortaglia
Gli scavi della Domus dell’Ortaglia
Viridarium - Brixia Romana, la Brescia Romana
Viridarium

Visto che parliamo di Santa Giulia concedetemi una rapida divagazione nell’arte longobarda per citare la Croce di Desiderio in Santa Maria del Solario. Sarebbe una semplice croce di legno se non fosse per 212 cammei, gemme e paste vitree che l’adornano. La croce risale alla fondazione del monastero (VIII secolo), mentre gemme e cammei coprono un arco che si snoda fra il I secolo a.C. ed il XVII secolo.

Croce di Desiderio Santa Maria in Solario
Croce di Desiderio Santa Maria in Solario

Trovate stimolante studiare la storia romana? Chiedetelo agli studenti dell’Istituto Cesare Arici, che si ritrovano in palestra i resti di un impianto termale e di una domus. L’istituto occupa una fra le più grandi dimore rinascimentali della città: Palazzo Martinengo Cesaresco dell’Aquilone. Non stupitevi se a Brescia sentirete spesso il nome Martinengo abbinato ad un palazzo. Ne contiamo undici, uno per ogni ramo della casata, eccetto i M. Cesaresco ed i M. Colleoni che ne avevano due ciascuno.

Tornando al liceo, negli anni Sessanta si decise di costruire una nuova palestra ed una cappella, ma i lavori si fermarono subito perché emersero mura, mosaici ed affreschi. Et voilà! L’istituto si ritrovò con un piccolo ‘parco archeologico’. Oggi si possono ammirare i resti di una domus del I secolo a.C. e di un complesso termale del III secolo d.C.     

Liceo Arici - mosaici
I mosaici di Liceo Arici
Palazzo Martinengo Cesaresco dell'Aquilone Ingresso
Palazzo Martinengo Cesaresco dell’Aquilone Ingresso
Liceo Arici - dettaglio mosaici
Liceo Arici – dettaglio mosaici
L'affresco floreale del Liceo Arici
L’affresco floreale del Liceo Arici
Dettaglio Mosaico di Liceo Arici
Dettaglio Mosaico di Liceo Arici
Colori intensi per gli affreschi del Liceo Arici
Colori intensi per gli affreschi del Liceo Arici

Lascio a voi giudicare se Brescia sia solamente ‘la patria del tondino’. Io dedico questo viaggio nella storia della mia città ad una amica davvero speciale, Silvia Maria Platto, che da brava ‘brixiana’ intraprendente lavora come guida turistica a Roma. Vedete, tutto sommato il filo sottile che lega brescianità e romanità resiste ancora dopo duemila anni. 

Qui trovate i link per i musei ed il liceo.

Istituto Arici

Brescia Musei

Museo di Santa Giulia

Palazzo Martinengo