domenica, Febbraio 25

La cappella del Barolo, un viaggio nelle Langhe dell’arte

Terra di grandi vini e viaggiatori: le Langhe racchiudono uno scrigno artistico lontano dal caos cittadino: la Cappella del Barolo

Colori sgargianti per un impianto planimetrico classico: un tempo era luogo di culto per vendemmiatori e paesani: alla scoperta della Cappella del Barolo.

Di cappelle, in Italia, ve ne sono davvero tantissime; tutte con una storia che vale la pena raccontare. Molte di esse sono situate nelle città; tante altre, invece, si trovano sperdute nelle campagne: costruite per i tanti agricoltori che durante i periodi cruciali del calendario agricolo (estate e autunno con la raccolta dell’uva e delle ulive e la semina del grano e primavera, quando i terreni si popolavano di mezzadri), si raccoglievano in preghiera.

Cappella del Barolo
La cappella del Barolo e la cornice dei vigneti alle spalle

Nell’Italia del Novecento, gli appezzamenti di terra erano coltivati anche dalle donne; a loro, per meglio dire, era dedicata maggiormente la raccolta dei frutti. Fatemi fare, dunque, un passo indietro aggiungendo che le Langhe (ma qui ci aggiungo l’intera penisola italiana) sono terre di vini, viaggiatori e bestemmiatori. Ma non me ne vogliate, questo non è un errore compiuto per ergere la blasfemia a motivo di sfogo. Vi posso assicurare, però, che non è poi così difficile udire imprecazioni. Giaculatoria, insomma, da lavarsi il capo del peccatore dinanzi al presbiterio.

Il retro della cappella del Barolo
Il retro della cappella del Barolo

Per tal motivo nascono le edicole votive e le piccole cappelle. E non fa eccezione la Cappella del Barolo, tra i luoghi di culto più instagrammati del momento.

La storia della Cappella del Barolo.

Originariamente la sua facciata era dimessa, come si compiaceva al buon gusto delle vecchie maniere. Fu edificata nei terreni periferici della cittadina di La Morra, non molto distante dalla provincia Cuneo.

Consacrata con il nome di Cappella di Santissima Madonna delle Grazie, la cappella dedicata al Barolo fu acquistata nel 1972 dalla famiglia Ceretto che commissionò (nel 1999) il suo rifacimento a due artisti stranieri: David Tremlet e Sol Lewitt. Il primo si occupò degli interni, il secondo degli esterni. I colori saturi, artificiali, vibranti, accendono i vigneti di Barolo

Cappella del Barolo, interni.
Gli interni colorati realizzati dall’artista David Tremlet

Azienda Ceretto, i viticoltori delle Langhe

Una cappella e un vigneto che fa da cornice ai colli cuneesi. La famiglia Ceretto è tra le più annoverate e apprezzate nell’arte dell’accoglienza. Sì, perché alla produzione di buon vino che va avanti dal 1930, i Ceretto fondano, assieme al socio Enrico Crippa, il ristorante Piazza Duomo, unico tre stelle Michelin in Piemonte.

Azienda vinicola ceretto
Una veduta sui vigneti dell’azienda vinicola Ceretto con una fantastica struttura di design
Interno cantina Ceretto
Le botti della cantina Ceretto

Capostipite di una stipe di imprenditori, è Riccardo Ceretto che, non possedendo un proprio vigneto comprava quello altrui, vinificandolo. La svolta porta la firma dei suoi successori, i figli Bruno e Marcello che, nel 1960 mappano i terreni migliori, comprando ampie distese di vigneti.

Cappella del Barolo
Gli imprenditori dell’azienda vinicola Ceretto

Sul sito dell’azienda, si legge: “Tutto è cultura: dall’alta gastronomia di Piazza Duomo alla cucina piemontese tradizionale della Piola, fino ai nostri progetti artistici. La Cappella di Sol Lewitt e David Tremlett, in un vigneto di Barolo Brunate a La Morra, colloca l’arte in un paesaggio agricolo, e mentre lo eleva lo celebra: c’è una componente educativa, non imposizione dall’alto ma contaminazione dal basso.” Questo a confermare che i Ceretto continueranno a sostenere il territorio con iniziative ad hoc e, perché no, con degustazioni proprio nella Cappella del Barolo.

Ecco come arrivare.