martedì, Maggio 28

Matrone, veneri e veleni

Attenzione! Questo articolo parla di un mondo in cui il politically correct non esiste, e nel dubbio vale la regola “Mors tua vita mea”; soprattutto se si tratta di parenti

Premesso questo benvenuti nell’universo della dinastia Giulio-Claudia. Una storia di Matrone, veneri e … veleni.

La dinastia Giulia e Claudia
La dinastia Giulia e Claudia

Tutti abbiamo sentito parlare almeno una volta di Ottaviano AugustoTiberioCaligolaClaudio o Nerone. Nell’arco di 95 anni – dal 27 avanti Cristo al 68 dopo Cristo – si susseguono in quest’ordine, trasformando Roma e plasmandola nella capitale dell’impero che conosciamo.
Recita un adagio “dietro ad ogni grande uomo c’è una grande donna”: infatti la vita dei primi cinque
cesari è costellata da donne – madri, mogli e figlie – che li segnano nel bene come nel male.
Cinque cesari e cinque donne. Livia Drusilla, terza moglie di Augusto, madre di Tiberio e nonna di
CaligolaGiulia, unica figlia di Augusto e della sua seconda moglie Scribonia, e seconda moglie di
Tiberio; Messalina, seconda moglie di Claudio; Agrippina, pronipote di Augusto, nipote di Tiberio,
sorella di Caligola, terza moglie di Claudio e madre di Nerone; Poppea, terza moglie di Nerone.

Messalina. La genealogia della dinastia Giulio-Claudia
La genealogia della dinastia Giulio-Claudia

Una dinastia piuttosto particolare …

Se vi pare complesso non disperate: nella genealogia Giulio-Claudia la realtà supera la fantasia,
donandoci un tale ginepraio di parentele da cui uscirebbero pazzi anche gli sceneggiatori di
Beautiful.

Matrona - Gli affreschi del Giardino Segreto nella Villa di Livia a Prima Porta - Roma
Gli affreschi del Giardino Segreto nella Villa di Livia a Prima Porta – Roma

Dei primi cinque principes di Roma moltissimo si è detto e scritto ma cosa sappiamo delle donne? Qual è il confine fra verità storiche, dicerie e leggende?  

Livia, la prima “First Lady”

(Livia Drusilla – Roma, 30 gennaio 58 a.C. – Roma, 28 settembre 29 d.C.).

Matrona integerrima, grande tessitrice politica, devota e machiavellica, sembra sia stata l’artefice di tutte le morti sospette, e anche non sospette, che hanno afflitto la famiglia di Augusto. Madre amorevole e protettiva con il figlio Tiberio ma forse un po’ morbosa se lui preferì trasferirsi a Capri per sfuggire alle sue attenzioni. Trascorse gli ultimi anni della sua lunghissima vita allevando il pronipote Caligola e, secondo leggenda, coltivando piantine venefiche. Ma se togliamo dall’equazione le dicerie e solleviamo il velo della verità, chi era Livia Drusilla

Livia e Ottaviano si incontrano nel 39 a.C. – lei è sposata con il cugino Tiberio Claudio Nerone, ha un figlio – il futuro imperatore Tiberio – ed è incinta del secondo figlio Druso. Ottaviano è sposato con la seconda moglie Scribonia, a sua volta incinta della loro unica figlia Giulia

Colpo di fulmine fra due spiriti affini o fine scelta politica? Ancora oggi gli storici dibattono sui motivi che portano Ottaviano a sposarla. 

Livia e Ottaviano, un amore oltre le aspettative

Fatto sta che il futuro signore di Roma divorzia il giorno stesso in cui sua moglie partorisce la loro bambina e convince Tiberio Claudio Nerone a divorziare da Livia. La scelta non è troppo dolorosa visto che l’ex marito accompagna l’ex moglie all’altare come sposa di Augusto (17 gennaio del 38 a.C.). 

A dispetto delle premesse l’unione si rivela solidissima, destinata a durare per ben 52 anni. La mancata nascita di un erede è risolta con l’adozione dei due figli di Livia. 

Il 16 gennaio del 27 a.C. il Senato romano conferisce a Ottaviano il titolo di Augusto: finisce la repubblica romana e inizia l’impero.

Ammantati di prestigio e ricchezze Augusto e Livia continuano a vivere con apparente modestia nella loro casa sul Palatino, al tempo la collina chic di Roma: una sorta di Beverly Hills ante litteram.  

Ricostruzione del Palatino nel 20 a.C. – sulla sinistra, a fianco del Tempio di Apollo, la domus di Augusto e Livia.

Lei non indossa abiti sgargianti né gioielli vistosi, lui veste una semplice tunica che la moglie gli rammenda di tanto in tanto. 

È solo una facciata creata ad arte per nascondere l’esercizio del potere assoluto. Intransigente e moralista verso gli altri Augusto è molto tollerante verso sé stesso, e pare si conceda più di una distrazione. Livia recita il ruolo della moglie devota e premurosa: non dà credito ai pettegolezzi per il semplice motivo che nella vita di Augusto nulla accade senza che lei lo sappia o senza che lei decida che possa accadere.

Matrone -  Busto di Livia Drusilla - c. 30 a.C. - Louvre Museum.
Busto di Livia Drusilla – c. 30 a.C. – Louvre Museum.

La strana morte dei nipoti di Augusto

La mancanza di figli maschi spinge Augusto a designare Tiberio suo erede; questo dopo averlo obbligato a sposare sua figlia Giulia. Molti pensano che ci sia Livia dietro a questa scelta ma nessuno osa dirlo. Di fatto tutti i nipoti di Augusto iniziano stranamente a morire uno dopo l’altro, ufficialmente in modo naturale ma se diamo credito a Tacito pare che Livia non ne sia estranea (Annali, i.3,6). La verità resta confinata fra le pareti della villa che Livia si è fatta costruire fuori città, a Prima Porta. Qui, in un piccolo giardino segreto, lei coltiva piante officinali da cui ricava tisane e lozioni; il fatto che alcune delle piantine siano anche tossiche è un dettaglio del tutto irrilevante.     

Il divino Augusto …

Nel 14 d.C. Augusto passa a miglior vita e viene divinizzato: fra le sue volontà c’è l’adozione della moglie, che diventa così figlia e vedova del proprio marito. La voce che lo vuole morto a causa di un piatto di fichi secchi da lei preparati viene archiviata come vile pettegolezzo: del resto a 77 anni può accadere che si muoia per un malore lasciando libero il trono al 56enne figlio adottivo.

Tiberio e la madre vanno d’amore e d’accordo per sei anni, al punto che lui promulga una legge che condanna chiunque diffami l’amata genitrice; poi subentra la fatidica crisi del settimo anno. Forse è stufo di sentirsi ricordare tutti i giorni che deve a lei il trono? Forse perché la mamma esercita a Roma un potere “non ufficiale” molto reale e quasi superiore al suo? Magari perché Livia, da donna anziana e un po’ bigotta, non sopporta che il pupo cinquantenne rincorra efebi dodicenni? Fatto sta che Tiberio si trasferisce in pianta stabile a Capri, con il Mar Tirreno a separarlo dalle attenzioni materne. 

Matrone - Ottaviano Augusto – Musei Vaticani
Ottaviano Augusto – Musei Vaticani

Per consolarsi Livia si dedica all’educazione del pronipote Caligola, con esiti non del tutto positivi ma di certo non peggiori di quelli messi in pratica pochi anni dopo da Tiberio. 

La morte di Livia

Nel 29 d.C., alla veneranda età di 88 anni, Livia esala l’ultimo respiro nella sua casa sul Palatino, compianta da tutto il popolo romano ma non dal figlio. Tiberio rigetta tutti gli onori che il Senato vuole tributarle, non accetta di divinizzarla ed arriva ad annullare il suo testamento. 

L’orazione funebre spetta al diciasettenne Caligola, che odia la bisnonna ed è obbligato a trasferirsi a Capri sotto la tutela dello zio (ci penserà il nipote Claudio a divinizzarla nel 42 d.C., trasformandola nella “Diva Augusta”).

La prima “imperatrice” di Roma è abile nel presentarsi in pubblico, è perfetta ed integerrima matrona che combatte la dissolutezza dei costumi con il proprio esempio, è amatissima dal popolo per la sua generosità. Spinge Augusto a promulgare alcune leggi a favore di una maggiore libertà delle donne ed è sua abitudine liberare gli schiavi più meritevoli. Durante i frequenti incendi che affliggono Roma la si vede in prima linea a dirigere i soccorsi: fatto inaudito per una donna dell’aristocrazia. 

Quando si parla di personaggi vissuti duemila anni fa sarebbe buona cosa osservarli senza il velo della “pietas cristiana”. Nel bene e nel male le azioni di Livia sono perfettamente in sintonia con la morale romana antica, ben diversa dalla nostra. 

Livia. Una donna di potere

Nessuna altra donna, in tutta la storia dell’impero romano, raggiunge tanto potere, prestigio, rispetto e venerazione.  

Matrone - Busto di Tiberio, Musei Capitolini – Roma.
Busto di Tiberio, Musei Capitolini – Roma.
Matrone - Ricostruzione idealizzata di Villa Jovis a Capri - residenza di Tiberio.
Ricostruzione idealizzata di Villa Jovis a Capri – residenza di Tiberio.

Giulia la ribelle

(Giulia maggiore – Roma ottobre 39 a.C. – Reggio Calabria 14 d.C.).

Quando cresci all’ombra di un padre come Augusto, considerato l’espressione stessa della rigida moralità romana, e di una matrigna come Livia, pubblico condensato di virtù, le premesse sono ottime ma solo sulla carta. Tuo padre ti usa come strumento per alleanze politiche rifilandoti tre mariti in quattordici anni, l’ultimo dei quali è il tuo fratellastro.

La tua matrigna passa dal detestarti all’odiarti per il solo fatto che la tua esistenza rappresenta una potenziale minaccia alle sue mire dinastiche.     

Con queste premesse ti suicidi per la disperazione o diventi Giulia la Ribelle? 

Giulia, una ribelle a Roma 

Delle due, la seconda. Ricordiamo che Giulia nasce il giorno in cui suo padre divorzia da sua madre Scribonia. La legge romana garantisce a Ottaviano la piena potestà sulla bimba che viene affidata alla matrigna Livia così che la educhi da perfetta fanciulla aristocratica.

Augusto allevò la figlia e le nipoti con tale severità che vennero abituate al lavoro della lana e vietò loro di dire o fare qualcosa se non pubblicamente, perché ogni cosa potesse essere annotata nel diario quotidiano”. (Svetonio, Augustus, 64.)

Crescendo Giulia diventa molto bella, al punto che è difficile evitare l’attenzione della gente. 

In quanto unica figlia dell’uomo più potente di Roma il suo futuro è legato alla carriera politica del padre. A quattordici anni Giulia è data in sposa al cugino Marco Claudio Marcello – figlio della sorella di Augusto – che pare designato a succedere allo zio. 

Forse proprio a causa di questo due anni dopo il marito si ammala e passa a miglior vita in brevissimo tempo (…e forse grazie a Livia). 

L’assurdo gioco ai danni di Giulia

Vedova sedicenne Giulia torna ad essere una pedina nei giochi di potere. Due anni dopo si ritrova sposata al migliore amico paterno, il generale Agrippa, che di anni ne ha quarantatré. 

Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria”; Giulia, cresciuta in un ambiente bigotto e repressivo, usata come pedina politica, ad un certo punto esplode nelle mani del padre come una bomba. Lo sfida apertamente e inizia a collezionare amanti di ogni partito, ceto e nazionalità, esibendoli al Foro o agli spettacoli teatrali quasi fossero trofei.

Nonostante ciò in nove anni di matrimonio trova del tempo anche per il marito e mette al mondo cinque figli.  Per un certo periodo amoreggia con il fratellastro Publio Cornelio Scipione – nato dal precedente matrimonio di sua madre Scribonia – e si vocifera di sua infatuazione non corrisposta per il fratellastro Tiberio. 

Nel 12 a.C. resta improvvisamente vedova per la seconda volta e suo padre coglie al volo l’occasione per legittimare in modo solenne la successione del figliastro Tiberio. Senza attendere la fine del lutto gli fa sposare Giulia, obbligandolo a sua volta a divorziare dalla prima moglie – che ama tantissimo – e che per il dolore perde il secondo figlio. L’unione si rivela un disastro: lei non considera il marito alla sua altezza, scatenando così l’odio della matrigna Livia, lui ha una pessima opinione della moglie, che nel frattempo continua la sua personalissima collezione di amanti. 

In spregio all’apparente modestia dell’anziana matrigna lei sceglie di vivere rincorrendo i lussi della moda ellenistica, rapidamente imitata dalle più audaci matrone romane. Molti nostalgici della morale repubblicana, compreso suo padre, iniziano a vederla come una “attentatrice” alle pubbliche virtù.  

L’infamante accusa di Augusto 

Nel 2 a.C. la situazione degenera: Augusto l’accusa pubblicamente di aver cospirato contro la sua vita e al contempo le fa recapitare una lettera firmata da Tiberio che dichiara la loro unione sciolta per adulterio. In effetti pare che Giulia abbia realmente complottato per far uccidere il padre, almeno a giudicare dalle tante teste che iniziano a cadere, compresa quella del suo ultimo amante Iullo Antonio, obbligato a suicidarsi. 

Il reato prevede la condanna a morte ma Augusto preferisce infliggerle una pena più sottile e crudele: la esilia insieme alla madre Scribonia sull’isola di Ventotene. Confinate all’interno di una villa-prigione, in un’isola che è a sua volta una prigione, non è permesso loro ricevere visite, sono private di ogni lusso, con appena lo stretto necessario per vivere.

La condanna di Giulia provoca al padre rimorso, vergogna e rancore. Un’onta indelebile che macchia l’onore della dinastia. Ogni qual volta viene fatto riferimento a lui e alla figlia, dice, citando l’Iliade:

Vorrei essere senza moglie, o essere morto senza figli”. (Svetonio, Augustus, 65.)

Cinque anni dopo Scribonia ottiene il permesso di tornare a Roma ma a Giulia è negato, e viene spedita a vivere da reclusa in una villa a Reggio Calabria. Nel 14 d.C. il padre muore e Tiberio diventa imperatore, mettendo in atto la sua personale vendetta: nega all’ex moglie ogni rendita, la obbliga a vivere in una sola stanza e le toglie ogni contatto umano. Giulia muore poco tempo dopo, forse a causa della malnutrizione o forse sceglie di lasciarsi morire dopo aver appreso dell’assassinio di suo figlio Agrippa Postumo, ordinato dallo stesso Tiberio o dalla matrigna Livia.   

Il giudizio generale degli storici antichi su di lei è negativo: Plinio il Vecchio la chiama “exemplum licentiae”, mentre Seneca scrive riguardo “l’ammissione di molteplici adulteri”.

Mi limito a dire che Giulia è l’esempio perfetto di come non si dovrebbe educare dei figli, considerandoli alla stregua di una proprietà o di una estensione dei sogni, delle ambizioni e delle frustrazioni dei genitori. 

Matrone - Busto di Giulia maggiore, unica figlia naturale di Augusto – Museo Saint-Raymond di Tolosa.
Busto di Giulia maggiore, unica figlia naturale di Augusto – Museo Saint-Raymond di Tolosa.

Messalina, la fashion victim

(Valeria Messalina – Roma, 25 d.C. – Roma 48 d.C.) 

Il suo nome è simbolo stesso di dissolutezza. Peccato che la storia la scrivono i vincitori e non i vinti. La sua è una breve esistenza condotta fra adulteri, sregolatezze e trasgressioni, o almeno così ci è stata tramandata la sua memoria: ma qual è la verità?   

Leggenda vuole che già a quattordici anni Messalina sia la donna più desiderata di Roma per la sua bellezza

È pronipote della sorella di Augusto e cugina in terzo grado di Caligola. Grazie alla sua avvenenza la madre decide che a sedici anni sposi un suo lontano cugino nonché zio di Caligola, Claudio, che di anni ne ha cinquantuno, è brutto come la fame, zoppo e balbuziente ma del resto per un posto a corte si possono chiudere tutti e due gli occhi.

La coppia ha presto due figli, Claudia Ottavia – futura prima moglie di Nerone – e Britannico. La corte imperiale non è esattamente un luogo dove si vive in serenità e armonia; al massimo si muore serenamente per mano di qualche parente. 

Caligola è piuttosto sospettoso riguardo le congiure famigliari – del resto è stato educato da Livia e Tiberio – ma non vede nello zio Claudio un pericolo: l’idea stessa che un malato cornico sia una minaccia gli sembra ridicola. 

Questa bassa considerazione è un lasciapassare che permette a Claudio e Messalina di uscire indenni dalle scaramucce di famiglia. 

Nel 41 d.C. Caligola è assassinato in una congiura ordita da alcuni senatori, e Claudio, prudentemente nascosto dietro una tenda nel timore di essere a sua volta eliminato, viene acclamato imperatore; lui è confuso e frastornato mentre la moglie fa salti di gioia.  

Un triangolo pericoloso

Per festeggiare la proclamazione Messalina esilia a Ventotene Giulia Livilla, sorella minore di Caligola e coinvolta nel suo omicidio; qualche mese dopo Claudio ne ordina la morte. Ammantato dal medesimo spirito di festa Claudio richiama dall’esilio l’altra sorella di Caligola, Agrippina, del tutto ignaro di mettersi una serpe in casa.   

Matrone -  Messalina con il braccio il figlio Britannico, Louvre Museum.
Messalina con il braccio il figlio Britannico, Louvre Museum.

A diciassette anni Messalina è una ragazza inquieta. Nella veste di imperatrice ha un potere pressoché illimitato ma al contempo è intrappolata in un ruolo istituzionale complesso e pieno di insidie. Molto attenta alla propria immagine usa il latte d’asina per rendere setosa la pelle ed esalta la sua bellezza con gioielli preziosi e abiti lussuosi di foggia asiatica. 

Questa moda è arrivata a Roma con l’Imperatore Caligola e, per quanto mal vista dalle vecchie matrone, in breve fa strage fra le giovani dell’aristocrazia, che fanno a gara per creare gli outfit più stravaganti; insomma delle moderne fashion victim del primo secolo avanti Cristo.  

Messalina: prostituta o cattiva nomea?

Gli storici romani SvetonioTacito e Giovenale ci regalano di Messalina un immagine crudele e squallida, scrivendo o inventando di tutto. Giovenale arriva a definirla Augusta meretrix cioè “prostituta imperiale”. In breve le viene attribuita ogni perversione e lussuria: prostituta di notte nei peggiori bordelli, amante di giorno di gladiatori e soldati obbligati a cederle per volere del marito, assassina di coloro che rifiutano di soddisfare i suoi insaziabili appetiti sessuali.   

Vale la pena ricordare che questi storici vivono sotto la successiva dinastia dei Flavi e cercano di ingraziarsi la benevolenza dei nuovi imperatori gettando discredito sulla ormai estinta famiglia Giulio-Claudia; del resto i morti raramente fanno valere le proprie ragioni.  

Inoltre il discredito sessuale delle donne legate alla politica imperiale è uno strumento consueto del Senato romano, utilizzato per gettare fango descrivendole come nemiche della moralità e quindi del popolo romano.

Joaquin Sorolla “Messalina nelle mani di un gladiatore”, 1886.

D’altra parte Messalina è giovane ma non ingenua, sa che la famiglia del marito è una “cosca a delinquere” e mette in atto tutte le strategie e i sotterfugi necessari per garantire la successione di suo figlio Britannico; non ultimo far fuori chiunque si palesi anche solo lontanamente come un pericolo.    

Moralmente non è una santa e di amanti ne colleziona più di uno. Da parte sua Claudio ne sopporta le stravaganze ben conscio di non poterla soddisfare pienamente. 

Tre gli amanti accertati: il governatore Appio Silano, l’attore Mnestere e colui che è causa della sua rovina, Gaio Silio.

Il primo viene messo a morte da Claudio dopo che Messalina l’ha accusato di cospirare alla vita dell’imperatore; in realtà pare che l’amore di lei non fosse corrisposto a sufficienza dal povero Appio.

Del secondo non si sa nulla ma un attore può forse mancare nel carnet di una giovane imperatrice? 

Messalina e il disgraziato amore con Gaio Silio 

Il terzo è il “grande amore” della sua breve vita, colui che la condanna a morte. Gaio Silio è descritto da Tacito come “il più bell’uomo di Roma”, un patrizio intelligente e di grande fascino, sposato alla ricchissima Giulia Siliana “famosa per nobiltà, bellezza e lascivia”.  

Messalina disgraziatamente si innamora di lui e lo obbliga, credo senza troppa fatica, a diventare suo amante e a ripudiare la moglie. Per ingraziarselo gli regala una grande villa sul Pincio: peccato che il proprietario dell’immobile non sia molto d’accordo ma l’ostacolo viene rimosso velocemente. Messalina convince Claudio che il padrone della villa sta congiurando contro di lui. Visti i precedenti famigliari Claudio è terrorizzato al solo pensiero di una possibile cospirazione e ci mette un attimo a chiedere cortesemente al pover’uomo di suicidarsi. E così la villa passa nelle mani dell’amante imperiale. 

Della tresca è a conoscenza tutta Roma, eccetto Claudio, che non sa o finge di non sapere pensando ad un capriccio passeggero. 

Ma la coppia di amanti ha un disegno ben preciso: sposarsi e spodestare Claudio dal trono. Nel 48 d.C. Messalina si presenta piangente dal marito e gli racconta di essersi sognata vedova. Sogni e presagi spaventano da morire l’imperatore ma lei ha la soluzione in tasca: gli propone di fingere il divorzio per sposare un altro uomo, così da gettare l’infausta sorte sul nuovo venuto e tornare da lui una volta vedova. Il lato comico della faccenda è che Claudio accetta entusiasta: non sa che Messalina è pronta ad eliminarlo. 

Mentre lui si trova ad Ostia lei inscena delle nozze fastose con Gaio Silio. Siccome il diavolo fa le pentole ma non i coperchi il buon Claudio viene informato del complotto dal suo segretario Narciso. Torna di volata a Roma, fa uccidere Gaio, che chiede una fine rapida, mentre Messalina si rifugia con la madre nei giardini della villa sul Pincio, dove viene raggiunta e pugnalata da un tribuno.

Matrone - Georges Antoine Rochegrosse “Morte di Messalina”, 1916.
Georges Antoine Rochegrosse “Morte di Messalina”, 1916.

Dopo la sua morte le viene riservata la “Damnatio Memoriae“, cioè l’eliminazione del suo nome dai documenti e dai monumenti di Roma. Un anno dopo Claudio sposa Agrippina e nomina suo successore il figliastro Nerone che, subito dopo la morte del patrigno, ordina l’assassinio di Britannico figlio di Messalina. 

In realtà Messalina non era un caso eccezionale per la morale del tempo. La Roma imperiale ammetteva la libertà sessuale, compresa quella femminile entro certi termini, infatti tradimenti e adulteri erano consueti, spesso dettati da motivazioni politiche e di prestigio. 

Matrone - Claudio Imperatore, Museo Archeologico di Napoli.
Claudio Imperatore, Museo Archeologico di Napoli.

Machiavellica Agrippina

(Agrippina minore – Colonia, 6 novembre 15 d.C. – Baia, marzo 59 d.C.).

Agrippina è passata alla storia per un piatto di succulenti funghi avvelenati che rifilò al quarto maritol’Imperatore Claudio. Così vuole la leggenda popolare. In realtà Agrippina attraversò la vita di ben quattro imperatori, con esiti alquanto contradditori; quando sei nipote, sorella, moglie e madre di imperatori la tua vita merita più di alcune righe frettolose.  

Matrone - Busto di Agrippina, Centrale Montemartini - Roma
Busto di Agrippina, Centrale Montemartini – Roma

Agrippina nasce da una ragnatela di parentele piuttosto complessa. La madre è Agrippina maggiore, nata da Giulia maggiore la figlia ribelle di Augusto; il padre Germanico è nipote di Tiberio e pronipote di Livia Drusilla. Inoltre, su richiesta del bisnonno Augusto, suo padre viene adottato proprio da Tiberio, ritrovandosi così nipote e figlio dello zio. 

Agrippina, un brutto affare di famiglia

La prima lezione che Agrippina impara nell’adolescenza è che “i parenti sono peggio dei serpenti”. Infatti il buon Tiberio stermina in modo metodico la sua famiglia: suo padre viene avvelenato, la madre esiliata e Ventotene e lasciata morire di inedia; un fratello esiliato a Ponza e poi strangolato e l’altro richiuso nelle segrete del Palatino e lasciato morire di fame. Dulcis in fundo quando compie quattordici anni è obbligata a sposare un suo lontano parente, Domizio Enobarbo, che lei odia profondamente. Le uniche cose buone di questo matrimonio sono la nascita dell’adorato figlio Nerone e la precoce dipartita del marito. 

La morte di Tiberio (37 d.C.) e l’ascesa al trono del fratello Caligola portano nella vita di Agrippina una parentesi di serenità che svanisce in pochi mesi. Dopo una breve malattia Caligola impazzisce, forse a causa di un afrodisiaco propinatogli dalla moglie, o forse a causa di disturbi mentali veri e propri quali schizofrenia e bipolarismo. 

Fatto sta che obbliga le sorelle – Agrippina, Drusilla e Giulia Livilla – a rapporti incestuosi, e quando l’amatissima sorella Drusilla muore la sua psicopatia degenera. 

Agrippina e Giulia diventano i bersagli preferiti delle sue follie al punto che, di comune accordo, decidono di organizzare una congiura per farlo fuori: purtroppo alla corte psicotica di Caligola nulla passa inosservato e la congiura viene scoperta. Il marito di Giulia viene giustiziato e le due sorelle esiliate a Ponza. 

Busto idealizzato di Caligola, Metropolitan Museum – New York.

Nel 41 d.C. Caligola passa a miglior vita grazie a svariate pugnalate e sale al trono Claudio.

Le due sorelle sono richiamate a corte ma delle due Giulia Livilla ha vita breve: Messalina, gelosa della sua bellezza, l’accusa di adulterio e la spedisce a Ventotene; pochi giorni torna a Roma sola la sua testa. 

La vendetta di Agrippina

A ventisei anni Agrippina resta così l’unica superstite del suo ramo famigliare e inizia a meditare come vendicarsi sia di Claudio sia di Messalina. 

Come sappiamo Messalina è causa della propria fine ma Claudio resiste, benché anziano e malato.

Ad Agrippina serve per prima cosa un patrimonio, per cui nel 42 d.C. sposa il facoltoso Gaio Sallustio Crispoche muore qualche anno avvelenato durante un bacchetto lasciandola vedova ricchissima e consolabile

Con astuzia Agrippina prima si prende come amante il liberto Pallante, grande favorito di Claudio e gestore delle finanze imperiali, poi lo convince a proporla come nuova moglie all’imperatore che, ammaliato dal suo fascino e dal fatto che è pronipote di Augusto, decide di sposarla: lo scandalo che ne nasce, uno zio che sposa la nipote, viene zittito con una legge che regolarizza questo tipo di unione.                       

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Sir Lawrence Alma Tadema: “Claudio proclamato imperatore” (1871) Walters Art Museum, Baltimore.

La nuova imperatrice mette subito a frutto le lezioni apprese in famiglia. Ci mette un attimo a convincere Claudio che designare come erede Nerone al posto del figlio Britannico è la soluzione migliore. Per sancire la successione nulla di meglio di un bel matrimonio fra il sedicenne Nerone e la tredicenne Claudia Ottavia, figlia di Claudio e Messalina e sorella di Britannico. 

I piani di Agrippina sono però frustrati e rallentati dalla pervicace tendenza di Claudio a non defungere. 

Claudio e quel succulento piatto di funghi …

Passa giusto un anno e lui improvvisamente si ammala, sente la morte vicina e si pente di aver scelto Nerone al posto di suo figlio. Prima che possa cambiare le carte in tavola interviene però il fato: durante un bacchetto gli viene servito un succulento piatto di funghi avvelenati, liberando così il trono per il diciasettenne Nerone. Pochi mesi dopo anche Britannico muore, ufficialmente a causa di un attacco epilettico.    

Nel 54 d.C. inizia l’epoca di Nerone, l’ultimo degli imperatori della dinastia Giulio-Claudia. Agrippina crede che sia l’inizio della sua di epoca, peccato che il figlio non sia d’accordo. 

Inizialmente eleva la madre al rango di Augusta e la proclama massima sacerdotessa dello Stato romano ma poi i rapporti si incrinano.   

Diciamo che Nerone non è disposto a lasciare alcun potere nelle mani della madre. Il casus belli esplode quando Nerone si prende come amante la schiava Atte, che lo sveglia e gli rende chiara tutta l’ampiezza del suo potere. 

Inesorabilmente Agrippina vede scemare il controllo sul figlio, sempre più insofferente alle sue critiche e ingerenze. Si arriva così alla guerra aperta.          

L’innamoramento per Poppea Sabina

Nel frattempo il cuore dell’imperatore inizia a battere per Poppea Sabina, e fra il 58 e il 59 d.C. i destini di Agrippina, Nerone e Poppea si incrociano in una lotta senza esclusione di colpi.   

Ma chi è Poppea? Sicuramente una donna bellissima, più della madre, morta suicida a causa degli intrighi di Messalina. Di lei Tacito scrive che è “ambiziosa e senza scrupoli”, una descrizione che si avvicina molto alla verità.

Quando incontra Nerone ha un primo matrimonio alle spalle con Rufrio Crispino, capo della guardia pretoriana dell’Imperatore Claudio: lei lo lascia dopo che Agrippina l’ha fatto rimuovere dall’incarico perché considerato fedele alla defunta Messalina.  

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Agrippina incorona imperatore il figlio Nerone – Aphrodisias Archaeological Museum, Turchia.   

Siccome la decenza romana vuole che il ruolo di amante sia ricoperto da una donna sposata Nerone ordina ad Otone, suo “uomo di fiducia”, di sposare Poppea. 

Otone, compagno di scorribande notturne, ha già favorito e protetto la liason fra l’imperatore e la schiava Atte, in barba alle maledizioni di Agrippina.

Accidentalmente il novello sposo si innamora della moglie, perciò quando l’imperatore gli chiede di mandarla a corte lui rifiuta. Irritato dal diniego Nerone annulla le nozze e spedisce Otone all’altro capo dell’impero, nominandolo governatore della Lusitania (l’attuale Portogallo).  

Alla luce degli intrighi e dei capricci criminali di Nerone possiamo definire Otone un uomo fortunato.

Poppea intralcia i piani di Agrippina  

Con l’arrivo di Poppea la vita di Agrippina si complica. Le due donne non si disprezzano, si odiano proprio. Agrippina considera Poppea una prostituta d’alto bordo, e per contro è vista come una megera e una minaccia alle mire matrimoniali con Nerone. 

Entrambe donne senza scrupoli, nelle rare volte in cui si incontrano l’aria si fa così gelida che i cortigiani si pietrificano.

Secondo Tacito, pur di allontanare Poppea dal figlio, Agrippina tenta anche l’incesto; ma Tacito odia tutte le donne di potere e le infama con poco rispetto per la verità storica. 

Esasperato dalla bagarre Nerone decide di allontanare la madre dalla corte e fa di Poppea la sua amante ufficiale. 

Non doma Agrippina pare inizi a tessere una rete di intrighi ai danni del figlio, con l’intento di eliminarlo e mettere sul trono Rubellio Plauto, un lontano discendente di Augusto

Matrone - Busto di Poppea, Museo Nazionale di Palazzo Massimo a Roma
Busto di Poppea, Museo Nazionale di Palazzo Massimo a Roma
Matrone - Alberto Sordi interpreta Nerone al fianco di Gloria Swanson, nel ruolo di Agrippina, e di Brigitte Bardot, nel ruolo di Poppea – 1956
Alberto Sordi interpreta Nerone al fianco di Gloria Swanson, nel ruolo di Agrippina, e di Brigitte Bardot, nel ruolo di Poppea – 1956

Un pericoloso matricidio

È in questo scenario che matura il progetto di matricidio. Se sia Poppea a spingere Nerone o lui stesso ad avere l’idea è ancora argomento di dibattito fra gli studiosi.

Poppea vuole rimuovere il maggiore ostacolo al suo matrimonio e Nerone vuole liberarsi dal giogo di una madre non disposta a cedergli le chiavi del potere.

Per ben tre volte ad Agrippina viene rifilato del veleno ma lei si salva con degli antidoti; d’altronde quando hai per prozio Tiberio e per fratello Caligola alcune tecniche le conosci fin troppo bene. 

A questo punto Nerone progetta un “finto naufragio”. Nel marzo del 59 d.C. la invita ad una festa a Baia (l’attuale Bacoli – Napoli). La madre si fa accompagnare da Acerronia Pollia, un’ancella che le somiglia per portamento e fisicità. 

Al termine della festa si imbarcano su una galea per tornare ad Anzio e scatta la trappola: viene tolto il “tappo” e la galea affonda. 

Le due donne finiscono in acqua e l’ancella fiutato l’inganno si mette a gridare verso i marinai “sono Agrippina, salvatemi!”: in risposta questi la uccidono a colpi di remi. 

Nel frattempo Agrippina nuota silenziosamente e viene raccolta da alcuni pescatori che la portano in salvo in una villa sul Lago di Lucrino (presso gli odierni Campi Flegrei). 

Da qui fa recapitare a un suo liberto il messaggio “sono Agrippina e sono salva”. Incautamente l’uomo avvisa Nerone della buona notizia: ma l’imperatore lo accusa di aver attentato alla sua vita, denuncia come mandante la madre e ne ordina l’esecuzione immediata. 

Leggenda vuole che quando si avvicinano ad Agrippina per finirla lei gridi “Colpite il ventre che lo ha generato!”. 

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Gli affreschi della Villa di Poppea a Oplontis.

Claudia Ottavia e l’impedimento che Poppea non si aspetta

L’ultimo impedimento al matrimonio fra Poppea e Nerone è la moglie legittima, Claudia Ottavia, ma viene rimosso accusandola di sterilità ed esiliandola. 

Poiché il popolo rumoreggia a favore di Claudia l’imperatore la accusa di tradimento e la obbliga a suicidarsi.  

Nel 62 d.C. Nerone finalmente sposa Poppea e le dona una splendida villa a Oplontis, un area residenziale vicina a Pompei. Tre anni dopo la splendida venere imperiale muore a causa di complicazioni legate alla gravidanza. 

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Busto di Nerone, Musei Capitolini – Roma.

Sulla scomparsa circolano altre versioni: una vuole che sia a causa di un calcio nel ventre sferratole da Nerone.

Un’altra racconta che Nerone l’avrebbe ripudiata e sarebbe morta nella sua villa a Oplontis durante l’eruzione del Vesuvio. Ma entrambe sono ritenute inverosimili dagli storici.    

Il suicidio di Nerone    

Tre anni dopo, nel 68 d.C., dopo l’ennesima feroce ondata di omicidi, Nerone viene deposto dal Senato e si suicida.

Con la sua morte si estingue la dinastia Giulio-Claudia, come dice Silvia Platto, una cara amica storica e guida di Roma “Discendenti di Venere Genitrice, ideatori dell’impero degli imperi e dominati da Marte Vendicatore”. 

L’anno dopo, con l’ascesa di Vespasiano, inizia l’epoca dei Flavi.