sabato, Aprile 13

Impipatene e guarda in alto. Il borgo di Grazzano

Alla scoperta del Borgo di Grazzano, il sogno di Giuseppe Visconti di Modrone

Mi piace il motto “Impipatene e guarda in alto”, racchiude in se una filosofia ed uno stile di vita. Volendo tradurlo in Volgare Italiano suona così: “fregatene del giudizio altrui e guarda oltre”. Lo trovo un messaggio rivoluzionario in questo mondo “social” dove tutto dipende da quel click che è il giudizio altrui.

Impipatene e guarda in alto
Impipatene e guarda in alto

Era sovversivo anche il primi del Novecento quando fu coniato dal Conte Giuseppe Visconti di Modrone come risposta e sfida a chi lo dileggiava per aver creato Grazzano Visconti.

Il borgo di Grazzano
Uno scorcio del borgo di Grazzano
Veduta aerea del borgo di Grazzano
Veduta aerea del borgo di Grazzano

Sfatiamo subito un mito: il borgo di Grazzano Visconti sta ad un falso storico esattamente come un diabetico sta ad una torta sacher. È vero, riproduce un villaggio medievale mescolato con elementi gotici e rinascimentali, del resto per mettere in scena un’opera serve una scenografia. Possiamo capire il progetto “Grazzano Visconti” guardando al suo ideatore, ai suoi sogni, ai suoi ideali.

La storia di don Giuseppe Visconti di Modrone

Don Giuseppe Visconti di Modrone nasce a Milano nel 1879, terzogenito del Duca Guido Visconti di Modrone. La famiglia discende dai duchi di Milano e si è distinta nella vita culturale ed imprenditoriale milanese per lungimiranza e spirito innovativo. Cresce in un ambiente dove arte e cultura si bilanciano con il senso degli affari. Il padre era anima e colonna portante del Teatro alla Scala, a lui si deve il legame fra Arturo Toscanini ed il tempio della lirica. Al contempo era un abile investitore, con interessi distribuiti tra industrie chimiche, idroelettriche, cotoniere, società ferroviarie e finanza.  

Nel 1900 il giovane Giuseppe sposa a Cernobbio la ventenne Carla Erba, nipote del fondatore dell’industria farmaceutica Carlo Erba. E’ l’alba di un nuovo secolo che si presenta carico di novità elettrizzanti e questo matrimonio rappresenta la fusione fra l’antica aristocrazia e l’alta borghesia. Unione felice e allietata da ben sette figli: da Luigi ed Edoardo discendono gli odierni Visconti di Modrone, mentre il quartogenito Luchino diverrà uno dei più importanti registi italiani, fra i massimi artisti e uomini di cultura del Novecento.

Autoritratto di Giuseppe Visconti
Giuseppe Visconti
La famiglia a Grazzano
La famiglia a Grazzano
Ritratto di Carla Erba
Carla Erba

Nella Milano di fine Belle Époque Giuseppe e Carla rappresentano i perfetti ‘divini mondani’. Belli, eleganti e colti sono il faro della vita culturale. Nel loro palazzo in via Cerva creano un piccolo teatro e mettono in scena rappresentazioni di cui Giuseppe è costumista, scenografo e regista mentre Carla riveste il ruolo di attrice.

La compagnia Drammatica del Teatro Manzoni di Milano

Nel 1912 Giuseppe fonda con Armando Falconi e Tina Di Lorenzo la Compagnia Drammatica del Teatro Manzoni di Milano, e fra le tante opere messe in scena figura un’innovativa Medea (che sia stata d’ispirazione nel 1953 per il figlio Luchino?).        

Borgo di Grazzano. Programma 1912 Teatro Casa Visconti
Programma 1912 Teatro Casa Visconti

 L’Arts and Crafts e l’Art Nouveau

Le innovazioni e le sfide sono ossigeno per le menti poliedriche. Alla fine dell’Ottocento apparve sulla scena l’Arts and Crafts, un movimento artistico che vedeva nelle arti applicate una risposta all’industrializzazione galoppante. Si puntava all’artigianato quale espressione del lavoro dell’uomo, in risposta alla bassa qualità delle produzioni industriali. In breve tempo influenzò tutti i campi dell’arte applicata e dell’architettura aprendo le porte a quella fresca ventata chiamata Art Nouveau.

Giuseppe affascinato da queste idee inizia a pensare ad un luogo dove gli artigiani di talento possano esprimersi al meglio. L’idea è quella di creare un’oasi lontana dalle grandi industrie, immersa nel verde e nella natura: ecco che entra in scena il castello di Grazzano, piacevolmente adagiato nel cuore delle terre piacentine.

Per questioni editoriali salto la plurisecolare storia del castello e vi rimando al sito di Grazzano Visconti. Inizio dal 1905, quando Giuseppe decide di rivoluzionarlo.

Il Borgo di Grazzano, la storia

Il maniero è in rovina, circondato da fatiscenti casupole di contadini. Per vederci qualcosa di idilliaco e delle potenzialità occorre una mente visionaria, esattamente quella che possiede Giuseppe.

Insieme all’architetto Alfredo Campanini, intento in quegli anni a rivoluzionare Milano con lo stile Liberty, disegna il nuovo assetto del borgo, che si sviluppa a ferro di cavallo attorno al castello.

Nel Medioevo artigiani ed artisti lavoravano e creavano alla corte di un signore, nel Novecento a Grazzano gli artigiani possono studiare ed esprimere al meglio la propria arte, protetti da un accorto mecenate.

Borgo di Grazzano
Borgo di Grazzano
Veduta aerea del borgo di Grazzano
Veduta aerea del borgo di Grazzano
Piazza del borgo di Grazzano
Piazza del borgo di Grazzano

Prima di sentenziare: “Ecco il solito aristocratico stravagante con manie di grandezza” lasciate che vi rinfreschi la memoria: senza mecenati andrebbe riscritta una buona parte della storia dell’Arte. Pochi artisti hanno raggiunto il successo da soli, molti lo hanno ottenuto postumo dopo essere morti di fame.

Il borgo di Grazzano, un perfetto esempio di Arts & Crafts

Tornando al nostro borgo, in soli due anni Giuseppe ed Alfredo creano l’espressione quasi perfetta della filosofia Arts & Crafts. Abitazioni con tutte le comodità moderne, un asilo, una scuola di formazione artigianale, botteghe, laboratori di produzione, un teatro. Presso l’Istituzione Giuseppe Visconti si tengono lezioni gratuite di igiene e tecniche agrarie e si progettano missioni per debellare la malaria.

Il castello viene ristrutturato e trasformato in una residenza che mescola eleganza e stravaganza, mentre il parco attorno al maniero diviene una splendida scenografia con giardini all’inglese e all’italiana.

Castello di Grazzano in estate
Castello di Grazzano in estate
Castello di Grazzano. Arco
Castello di Grazzano. Arco d’ingresso
I giardini del castello
I giardini del castello

Intuendo il potenziale turistico Giuseppe realizza un piccolo hotel, anzi una ‘locanda’, e alcune strutture dedicate alla ristorazione. Ben sapendo che il ‘potenziale’ necessita di una promozione crea eventi annuali dove la famiglia Visconti, insieme agli abitanti del borgo, vestono e sfilano in abiti medievali. I costumi sono disegnati da lui stesso e messi a disposizioni anche dei turisti che vogliano calarsi in un’atmosfera fuori dal tempo.    

Corte Festa dell'Uva
Corte Festa dell’Uva
Cartolina turisti in costume
Cartolina turisti in costume
Corte in costume. Borgo di Grazzano
Corte in costume. Borgo di Grazzano

In breve le creazioni artigianali, soprattutto in legno e ferro battuto, riscuotono grande successo, tanto che si inizia a parlare di uno ‘Stile Grazzano’.

Giuseppe, che ha fiuto per gli affari, coglie un altro successo inventandosi ‘naso’ per la farmaceutica Carlo Erba. Infatti crea nuovi profumi che Gabriele D’Annunzio battezza ‘Contessa Azzurra’ e ‘Giacinto Innamorato’ (Il Vate, onnipresente nella vita culturale d’inizio secolo, aveva già offerto alcuni suggerimenti decorativi per Grazzano).

I profumi e i velluti di Giuseppe Visconti

Giuseppe diviene così apprezzato come maestro profumiere che decide di fondare una propria azienda, la Gi.Vi.Emme, che crea profumi ancora oggi leggendari, come Tabacco di Harar e Dimmi di Sì. I flaconi sono piccole opere d’arte in ceramica, alluminio rivestito da essenze lignee pregiate e in vetro di Murano, questi ultimi sono disegnati da Paolo Venini Fulvio Bianconi. Ma nemmeno i profumi esauriscono la creatività di Giuseppe che si dedica con passione all’azienda tessile “Duca Visconti di Modrone”, famosa ancora oggi per la produzioni di raffinati velluti.

Gi.Vi.Emme Tabacco di Harar
Gi.Vi.Emme Tabacco di Harar
Profumo Giacinto Innamorato
Profumo Giacinto Innamorato

Negli anni a cavallo fra le due guerre il castello di Grazzano diviene un ricercato luogo di svago per l’intellighenzia italiana. Giuseppe e Carla riescono a creare un atmosfera frizzante, riunendo con eleganza ed accortezza artisti, scrittori, filosofi, industriali e politici; eccessi e stonature non sono ‘invitati’ a casa Visconti.

Le grate del cancello del castello del borgo di Grazzano
Le grate del cancello del castello del borgo di Grazzano
La corte del castello
La corte del castello

La carriera di Giuseppe culmina nel 1937 quando Re Vittorio Emanuele III, riconoscendo i suoi grandi meriti, gli conferisce il titolo di Duca e con Regio Decreto cambia il nome di Grazzano in Grazzano Visconti.

Grazzano Visconti - Porta d'Ingresso
Grazzano Visconti – Porta d’Ingresso

Credo che oggi Giuseppe sarebbe divertito da questi tempi, in cui si parla di start-up, hub e incubatori per rilanciare le arti ed i mestieri, del ritorno alla manualità come antidoto ad un mondo che corre a folle velocità. Lo vedo varcare la porta d’ingresso della sua Grazzano e sorridere compiaciuto al pensiero che tutto questo lui l’aveva creato dal nulla più di un secolo fa. Del resto l’adagio ‘Impipate e guarda in alto’ non è mai passato di moda. 

Il sito di Grazzano Visconti

Evento Verde Grazzano