domenica, Febbraio 25

Marta Roberti, l’artista dietro Dior Couture

Chiuri in dialogo con Roberti: moda e arte sull’asse immaginario della purezza

Parigi incontra l’Italia: l’Haute Couture autunno/inverno 2023-24 di Dior, disegnata da Maria Grazia Chiuri, è l’occasione per presentare, in anteprima mondiale, le opere dell’artista bresciana Marta Roberti. Non è un mistero quanto la fashion designer di origine salentine tenga a sottolineare il suo impegno per un mondo inclusivo coabitato da donne. Nella sua ricerca quasi spasmodica di figure femminili, Chiuri scova menti intelligenti, capaci di dare uno slancio alla produttività (che sia artistica o imprenditoriale e culturale come nel caso de Le Costantine) italiana.

Una Laurea Magistrale in “ARTE E NUOVE TECNOLOGIE” presso l’Accademia di Belle Arti di Brera, Milano con 110/110 e lode; un’altra Laurea Magistrale in FILOSOFIA DELLA LINGUA presso l’Università degli Studi di Verona, conseguita con una valutazione di 110/110 con lode. Nel suo curriculum si leggono anche un Master di secondo livello in ARTE, ARCHITETTURA E TERRITORIO e l’abilitazione all’insegnamento di FILOSOFIA E STORIA.

Dettaglio scenografia HC Dior
Credito immagini Adrien Dirand.

Ciò che deve impressionare però, dovrebbero essere le esibizioni che l’hanno vista protagonista da Nord a Sud dello Stivale, in lungo e in largo di esso. La sua attività è fiorente (qui potrete visionare la lista delle sue esibizioni) ed è in continua evoluzione. Accordi di Taipei, visioni estetiche che riflettono l’eclettismo cosmopolita dell’artista. Tra i suoi più celebri lavori i disegni incisi su carta carbone o grafite, dando vita a essere selvaggi e selvatici

Marta Roberti in Dior Couture

Ho studiato le iconografie delle varie dee che quasi sempre sono associate agli animali e mi sono riprodotta imitandone le posture, dapprima in modo performativo ho ricalcato con il mio corpo le loro pose e i movimenti incarnando quella estraneità fino ad appropriarmene”, dichiara Marta. Il mondo animale, dunque, è il collante che lega Marta alla celebre maison francese, fondata da Christian Dior nel 1946 e famosa nel mondo per il suo New look che sconvolse i canoni estetici del dopoguerra, ispirandosi alla moda ottocentesca.

I disegni primitivi di Marta diventano, così, scaenographĭa per la collezione HC firmata Dior, connettendosi al mondo dell’arte per il quale Maria Grazia ci ha abituati dal giorno del suo insediamento, nel 2017.

Intitolato ‘Ancestors of a Time to Come’ è un viaggio a ritroso nel tempo, un’impersonificazione antropomorfica della vita brutale nell’epoca Neolitica, tanto seducente agli occhi dei contemporanei, tanto feroce. L’artista si focalizza su una figura chiave, l’antropologa lituana Marija Gimbutas, convinta femminista che rinnegò il modello matriarcale nella società perché secondo i suoi studi le società governate da donne non si sono mai imposte su quelle maschili (è il caso di dire che la situazione non è certamente cambiata nel corso degli anni n.d.r.) ma che generò l’idea della Grande Dea, venerata da uomini e donne perché simbolo di vita e rigenerazione.

Alcuni capi della collezione Dior Haute Couture 2023-24

La Roberti, lavorando sui reperti iconografici che ci tramandano il vissuto nella preistoria dall’8000 a.C. al 3500 a.C. circa., concede ai grandi maestri della sartorialità asiatica (i ricami sono stati realizzati a Mumbai, nell’atelier Chanakya) la possibilità di strutturare pregiati disegni su stoffa.

Così, l’eterea donna Dior (la divina) riscopre la bellezza classica imponendosi, durante le presentazioni Haute Couture parigine di luglio 2023, per evanescenza, riappropriandosi del suo corpo attraverso abiti che svolgono una funzione antropologica che ha visto le divinità greche al centro dell’universo folkloristico sin dalle notte dei tempi.

L’installazione di Marta Roberti, esposta nei giardini del Musée Rodin, è in mostra al pubblico dal 4 al 9 luglio 2023.

In copertina. Il set per la sfilata Haute Couture A/I 2023 di Dior, disegnato dall’artista Marta Roberti. (Credito immagine: fotografia di Adrien Dirand.